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Il Coinquilino

Il diario tragicomico di chi vive nella tua testa senza pagare l'affitto

"Il Coinquilino non è un demone. È un vecchio meccanismo di difesa che non ha mai ricevuto l'ordine di spegnersi. Per questo gli credi."

È quella parte di te che non archivia niente: riapre conversazioni finite, interpreta silenzi, prevede catastrofi e fa perizie emotive su frasi innocenti. Funziona come un antifurto rotto — suona a sirene spiegate anche quando il ladro non c'è, la porta è chiusa e tu volevi solo dormire.

"Il Coinquilino" è una narrazione tragicomica e clinica sull'overthinking. Non sostituisce un terapeuta, non "guarisce" e non vende miracoli quantici. Fa una cosa più onesta: dà un volto e un nome a quella voce logorante che sei abituato a chiamare "me".

Maruth Rein indaga le voci interiori da oltre trent'anni. Ricercatore indipendente, ha studiato teologia, filosofia e psicologia per cercare il punto esatto in cui la mente smette di tenerci in ostaggio. Fino a quando, faccia a faccia con il suo Coinquilino, ha smesso di combatterlo e ha iniziato a prendere appunti.

"Non scrivo per farti guarire. Scrivo per fartelo vedere."

Il Coinquilino

Estratto — Messaggio non risposto

«Non sei tu che ti fai le pippe mentali. È lui. Tu sei quello che gli ha dato le chiavi.»
— Pag. 11

TU «Magari è solo impegnata.»

IL COINQUILINO «Certo. Anche gli imputati hanno impegni.»

TU «Non siamo in tribunale.»

IL COINQUILINO «Non ancora.»

Quando ridi del Coinquilino, per mezzo secondo smetti di essere lui. Ma il problema non è avere questa voce in testa: il problema è scambiarla per la realtà.

Ho passato dieci anni a chiamare "essere onesti con sé stessi" una cosa che, vista da fuori, somigliava molto di più a un nemico che mi insultava ogni mattina al risveglio. La differenza è che l'avevo fatto entrare io.
— Capitolo 3, "Il corpo allo specchio"