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Copertina L'Ombra
Premio Italo Calvino

L'Ombra

Un viaggio dal buio alla luce.

Sotto i portici di Bologna, un incontro casuale innesca in Elia, un giovane barman e aspirante sceneggiatore, un dialogo impossibile. La sua Ombra, presenza da sempre muta, eppure segretamente capace di condizionare ogni sua scelta, prende voce, costringendolo a confrontarsi con le verità scomode.

"Chi siamo veramente al di là dei copioni inconsci che i nostri vissuti hanno scritto per noi?"

L'Ombra è un romanzo di formazione, un viaggio coraggioso alla scoperta della propria vera identità attraverso una spietata analisi psicologica. È la sfida di affrontare la propria oscurità per non esserne più schiavo.

L'Ombra

Capitolo I — Il Dialogo

L'avevo seguito sin dalla sua nascita, eppure non ci eravamo mai davvero incontrati. Certo, avevamo sempre dialogato, ma lui non mi aveva mai riconosciuto.

La prima volta accadde all'improvviso, sotto i portici di Bologna. Era l'autunno del 1997. All'epoca, la vita di Elia era divisa in due. Alcuni giorni alla settimana, frequentava una scuola privata di fumetto e sceneggiatura; mentre tutte le notti, faceva il barman in un locale tex-mex alla moda.

Elia era appena uscito da scuola. Camminava distratto sotto i portici, la testa affollata dalle idee per una sceneggiatura, quando un odore aspro lo costrinse a rallentare. Più avanti, un uomo era in piedi, rigido, di fronte a una delle colonne portanti. Era un barbone, e stava parlando da solo, o forse stava parlando proprio alla colonna... Elia lo fissò, e fu allora che accadde.

“In fondo”, pensò “non sono così diverso da lui. Nessuno di noi lo è.”

“L'unica vera differenza era una sola”, pensai io. “Quel matto dava voce ai suoi pensieri, li liberava nell'aria. Tutti gli altri, invece, se li tenevano dentro.”

“Almeno il suo demone ha un volto. Noi parliamo continuamente con una folla senza nome che ci abita”, rifletté Elia.

Quella riflessione lo lasciò sospeso. Fu in quell'attimo di inaspettata quiete mentale che lo spazio per me si aprì. Il suo sguardo tornò sull'uomo... Il barbone non stava parlando alla colonna. Stava parlando alla propria ombra, proiettata e deformata dal sole basso contro il basamento di marmo.

Un brivido percorse Elia... Lentamente, quasi contro la sua volontà, abbassò gli occhi.

E mi vide. Per la prima volta, mi vide davvero.

Non percepì una sagoma nera e vuota. Vide me. La forma della sua stanchezza, il contorno del suo dubbio. Sentì la mia presenza come una densità diversa nell'aria. Il nostro dialogo silenzioso, durato una vita intera, divenne improvvisamente udibile nella sua testa.

«Ce ne hai messo di tempo!», gli dissi.

Premio Italo Calvino